Erasmus 25
Moreni e l’Europa che insegna: un Erasmus per crescere
C’è un Erasmus più silenzioso, ma altrettanto potente: quello dedicato ai docenti. È quanto abbiamo vissuto noi, insegnanti italiani, durante la mobilità a Moreni, una piccola cittadina rumena che ci ha accolte per la sua autenticità in nome di un confronto e di un progetto educativo condiviso. In un mondo scolastico spesso frenetico, fatto di scadenze, programmi e urgenze quotidiane, questa esperienza ci ha regalato un tempo diverso: un tempo lento, fatto di ascolto, dialogo e riflessione. Abbiamo incontrato colleghi rumeni e turchi, condividendo idee, confrontando approcci.
Moreni pur nella sua semplicità, ci ha ci ha costrette a uscire dalla nostra zona di comfort, abbiamo trovato spazi per pensare, per guardare la scuola da lontano e chiederci: dove stiamo andando? E soprattutto: dove vogliamo andare?
Questa mobilità ci ha dato molto più di quello che ci aspettassimo. Ci ha dato un senso di appartenenza a qualcosa di più grande; ci ha fatto riscoprire il valore del lavoro di squadra, dell’organizzazione condivisa; ci ha offerto nuove prospettive sulla nostra professione, sul ruolo che la scuola può avere nella formazione di cittadini aperti, consapevoli, capaci di muoversi in un mondo interconnesso; ci ha ridato entusiasmo, quel motore invisibile ma fondamentale per chi insegna.
Questa esperienza è un seme. Un seme che porteremo nelle nostre classi, nei nostri consigli di classe e nei corridoi della scuola. Non è solo un progetto da realizzare o delle date da fissare. È una visione da coltivare: quella di una scuola che non si chiude tra le proprie mura, ma si apre al mondo. Per gli studenti, significa imparare a relazionarsi con l’altro, a scoprire culture nuove, a confrontarsi con modi diversi da vivere e di pensare. Ma anche per noi docenti è un’opportunità continua di formazione, crescita e motivazione. La mobilità a Moreni ci ha ricordato che l’Europa non è un concetto astratto, ma una realtà fatta di volti, lingue, storie e desideri comuni. È che l’educazione può e deve essere uno degli strumenti per costruirla, ogni giorno, insieme.


